02/04/18

Olimpiano ed Olivella


Sembrano i nomi di due personaggi usciti da una favola di Giambattista Basile, in realtà si tratta di due zone contigue di Napoli, delle quali solo la seconda ha conservato il toponimo.
La zona dell’Olimpiano (che troviamo anche come Allimpiano o Limpiano) corrisponde alla collina tra l’antica Infrascata [Corsi, 1859] e Pontecorvo [Carletti, 1776]. Il Carletti, nella sua “Topografia universale della città di Napoli”, l’amplia sino all’attuale Materdei; mentre il Galanti, che scrive nel 1845, dice che la zona di Castel Sant’Elmo “faceva anticamente parte dell’Olimpiano”: praticamente tutto il Vomero.
Che si limitasse alla parte più bassa (tra il Cavone e Materdei) o si identificasse tout court con il Vomero, il Monte Olimpiano deve il suo nome alla presenza anticamente di templi, tra cui quello della Fortuna napolitana [Carletti, 1776] e forse alla celebrazione di giochi in onore di Giove Olimpo [Capaccio, 1634].
Chiesa di Gesù e Maria
Chiesa di San Giuseppe delle Scalze












Comunque, tra il ‘500 e il ‘600, sembra che il cuore dell’Olimpiano sia stata la zona di Pontecorvo e dintorni, dove sorsero numerose chiese e monasteri: ad esempio Gesù e Maria, le Teresiane Scalze di San Giuseppe, le Cappuccinelle, eccetera. Questa zona è una delle più interessanti di Napoli dal punto di vista monumentale, ma non è molto conosciuta e, soprattutto, insufficientemente tutelata.

Che il Limpiano fosse una zona ricca di edifici religiosi, lo testimonia anche un banno del 1623 che, divelto dalla sua sede originaria, attualmente è conservato nei sotterranei gotici della Certosa di San Martino. In esso il viceré, Don Antonio Alvarez di Toledo duca d’Alba, comanda ai proprietari di case “per tutto il luogo detto limpiano costigliola e massaria de carafa come circum circa anco il distretto di padri di santo gioseppe di chierici regolari minori padri di santo agostino padri cappuccini et il monastero delle regie monache di santo petito” di non affittare né ospitare “done corteggiane studenti et altre persone disoneste e chi tenesse giochi publici”. Il banno è simile ad altri in città e prevede la pena salata di mille ducati: per due terzi da destinarsi al regio fisco e per un terzo all’accusatore. Un singolare esempio di pratica fiscale finalizzata a scovare i contravventori. Dopo aver precisato anche la possibilità di pene corporali, il banno condanna gli occupanti interdetti alla perdita della “roba”: cioè dei mobili e delle masserizie.

A Sud del Limpiano si sviluppa, invece, la zona dell’Olivella, che ancora oggi è così chiamata. Il nome deriverebbe dalla presenza nel XVI secolo di un vasto uliveto e, probabilmente, da un monastero di monaci olivetani. La Congregazione Benedettina di Santa Maria di Monte Oliveto fu fondata nel ‘300 da San Bernardo Tolomei nel senese. A Napoli –nella zona di Monteoliveto- c’è ancora la Chiesa di Sant’Anna dei Lombardi (o di Monteoliveto) fondata nel ‘400 ed officiata appunto dai monaci olivetani: è una delle chiese monumentali più importanti di Napoli. All’Olivella, profondamente urbanizzata, sono rimaste solo tracce di questa antica presenza: lo stemma della Congregazione su un muro di vico Olivella, forse elementi di un chiostro nelle arcate al fondo di vico San Bartolomeo all’Olivella e, se l’identificazione è corretta, la chiesa diroccata di Gesù Bambino all’Olivella all’inizio di via Sant’Antonio ai Monti.


Vico San Bartolomeo
all'Olivella
Chiesa di Gesù Bambino
all'Olivella

L’Olimpiano e l’Olivella, comunque, meriterebbero interventi di studio, recupero e valorizzazione.

Nessun commento:

Posta un commento

Post più popolari