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18/06/25

La facciata


La facciata del Palazzo Arcivescovile di Napoli, sulla quale spicca la statua di San Gennaro, è stata completamente restaurata e adesso si presenta coi colori settecenteschi ripristinati.
Come era organizzata la Chiesa nelle Due Sicilie?

06/04/21

Il testamento del macellaio

L'Ospedale San Gennaro.

Entrando nell’Ospedale San Gennaro ai piedi della collina di Capodimonte, appena varcato il portone, su entrambi i lati dell’atrio si notano due grandi epigrafi: il “Libro d’oro della carità”. Si tratta dell’elenco dei più grandi benefattori di questo antico luogo di cura, con in testa Pietro Antonio d’Aragona di Cardona, Viceré di Napoli dal 1666 al 1671, primo nome registrato all’anno 1667, seguitando con il Duca Ettore Carafa nello stesso anno e, terzo, Marco di Lorenzo ascritto all’anno 1669 come Capitano del Popolo.

18/01/20

Una porta sulla storia


La chiesa di S. Agrippino a Napoli, che risale al V secolo ma che fu poi rimaneggiata sia nel XIII che nel XVIII secolo, conserva al suo interno magnifici battenti del Quattrocento in legno di noce. Leggendone le figure intagliate si fa una sorta di viaggio nella storia religiosa e civile della città.

03/09/18

Il Big Bang delle Due Sicilie



Se visitate la Certosa di San Martino a Napoli, soffermatevi su un’epigrafe generalmente ignorata, anche perché posta in posizione assai defilata.
In realtà quell’antica iscrizione ci mette direttamente a contatto nientemeno che con l’origine del nostro Stato duosiciliano, cioè con Ruggero II d’Altavilla (detto Ruggero il normanno) il quale, grazie alla bolla di Papa Anacleto II del 27 settembre 1130, fu incoronato Re il 25 dicembre dello stesso anno, dando inizio alla nostra storia nazionale.

27/03/18

L'Arenella al tempo del villaggio



Il Summonte, nella sua "Historia della città e Regno di Napoli" (1602), riporta i nomi di tre casali: Antignano, Arenella, Vommaro. Due Porte è il nome dell'antico villaggio nascosto tra i moderni caseggiati dell'Arenella. Inerpicarsi per quelle stradine è come viaggiare nel tempo, alla scoperta di un mondo rurale che in piccolissima parte sopravvive e che fece da scenario alle "fate", le note lavandaie del Vomero il cui canto è la più antica canzone napoletana conosciuta (XIII sec.).

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