10/12/18

Salita San Raffaele


Le salite, si sa, è meglio farle in discesa! È esattamente ciò che faremo in questa passeggiata alla scoperta di una strada di Napoli ad alta concentrazione di beni culturali, ma poco conosciuti e valorizzati.

Siamo nel quartiere Avvocata, una specie di museo all’aperto, poiché tra il XVI e XVII secolo qui fiorirono i monasteri con splendide chiese e numerosi palazzi gentilizi, primo fra tutti quello  del principe di Tarsia, un gioiello. Anticamente la zona veniva chiamata in parte Olimpiano e in parte Olivellla; su questo blog c'è un articolo che ne parla: cliccare qui.
      Oggi tutto questo immenso patrimonio, salvo qualche eccezione, è fortemente degradato: dal 1860 Napoli, passata da capitale di uno stato indipendente a città di provincia nella  colonia sud, è stata trattata dall’Italia senza alcun riguardo per la sua storia e la sua bellezza: bisognava oscurarla, farla sgretolare, per far emergere altre città più a nord. Se si vuole una prova di questo, basta fare un giro per l’Avvocata: fosse stata in un’altra città, questa zona sarebbe stata tutelata e custodita nel suo splendore originario.
Nell’ambito del quartiere, ci dirigiamo nel rione Materdei e qui comincia la nostra passeggiata a salita San Raffaele.
In cima alla discesa, sulla nostra sinistra, subito notiamo 3 cose.

Yard
Anzitutto un mucchio di copertoni in un spazio recintato: non è una discarica abusiva, ma un’opera d’arte contemporanea. Si tratta di “Yard” dello statunitense Allan Kaprow (2003). La scheda che l’accompagna la illustra così:
Il pubblico è invitato ad entrare all’interno di ‘Yard’ (versione n. 9) per camminare sulle gomme o risistemarle a proprio piacimento. Qui e lì ci sono piccole torri e pareti di gomme. Sentitevi liberi di lanciare le gomme verso le costruzioni per farle cadere. A questo punto, siete invitati a costruire nuove torri e pareti. Così facendo “Yard” cambierà continuamente. Allan Kaprow 7/03”.
Proviamo?

       Yard si trova al centro tra due interessanti edifici: sulla sinistra Casa Morra e sulla destra la Chiesa dell’Addolorata.
Casa Morra
La bianca Casa Morra è uno spazio dedicato all’arte contemporanea, sorto nel 2016 per iniziativa  del collezionista Giuseppe Morra; il settecentesco edificio che ospita oltre 2.000 opere è Palazzo Ayerbo D’Aragona Cassano, un complesso di 4000 mq.

Usciti da Casa Morra, troviamo la Chiesa dell’Addolorata. Si tratta di un edificio di culto tutto sommato giovane per la media napoletana: infatti fu fatta costruire agli inizi del Novecento dalle suore dell’Addolorata, che avevano acquistato Palazzo Ayerbo e utilizzandone allo scopo il giardino.


Chiesa dell'Addolorata
S. Eframo Nuovo
G. Sammartino - S. Francesco

Mentre "scendiamo per la salita", alla nostra destra c’è il muro di cinta dell’ex ospedale psichiatrico giudiziario, una struttura mastodontica con tre chiostri e due chiese, oggi in parte utilizzato da un centro sociale (“Je so’ pazzo”). Questo complesso era originariamente il Monastero di Sant’Eframo Nuovo, edificato a partire dalla seconda metà del Cinquecento per i Frati Cappuccini. Dopo varie vicissitudini finì per diventare, negli anni Venti, manicomio criminale, denominazione sostituita negli anni Settanta con quella di ospedale psichiatrico giudiziario, chiuso definitivamente nel 2008. In esso vi era la statua di San Francesco d’Assisi, opera di Giuseppe Sammartino, l’autore del Cristo Velato, oggi conservata nei Sotterranei Gotici della Certosa di San Martino. 


Chiesa di San Raffaele
Facciamo una piccola deviazione a sinistra e imbocchiamo via Amato di Montecassino, ma solo per un breve tratto, giusto per raggiungere la settecentesca Chiesa di San Raffaele, con la sua facciata concava, che dà il nome alla nostra strada. La chiesa era parte del “Ritiro delle Pentite”, un luogo di accoglienza di ex prostitute. All’interno c’è la statua dell’Arcangelo Raffaele insieme a Tobia che ha in mano un pesce, secondo il racconto biblico. Proprio qui è nato il detto “Vasà ‘o pesce ‘e san Rafele”: una sorta di rito ormai scomparso –tra il sacro e il pagano- per le donne che desideravano un figlio, considerando il mare simbolo di fertilità.

Torniamo nella nostra salita e... proseguiamone la discesa!

Concezione a Materdei
Guglia dell'Immacolata
Sulla sinistra troviamo la Chiesa della Concezione a Materdei della Venerabile Arciconfraternita della Santissima Immacolata Concezione in Sant’Efremo Nuovo. Si tratta di una chiesa di metà Settecento, attualmente chiusa perché in condizioni di degrado, annessa ad uno dei tanti conservatori per fanciulle. Nel cortile vi era la Guglia dell’Immacolata che fu poi spostata in via Falcando, poco lontano, dove si trova tuttora.

Ritiro delle Teresiane
Le sorprese non sono finite. Più avanti, sulla destra, c’è un’altra chiesa: la Chiesa della Santissima Concezione delle Teresiane o Ritiro delle Teresiane di Torre del Greco. Lo fecero costruire le monache provenienti dalla cittadina vesuviana alla fine del Settecento, dopo che il loro seicentesco monastero era stato distrutto dall’eruzione del Vesuvio del 1794. Nell’800 fu sede del Terzo Reale Educandato (il Primo e il Secondo furono scenario della vicenda delle “maestrine coraggiose”: le oppositrici nonviolente al regime usurpatore dei Savoia). In stato di abbandono, una piccola parte è stata recuperata nel 2012 grazie all’impegno di comitati e cittadini della zona, che vi hanno realizzato “Il Giardino Liberato”.

Intanto, sul lato sinistro, sul portale del civico 38, possiamo notare un bello stemma gentilizio in perfetto stato di conservazione.



Palazzo del Cavaliere
E, a proposito di palazzi, continuando a scendere, sulla destra c’è il Palazzo del Cavaliere, così chiamato per la presenza nel cortile di una statua di un anonimo cavaliere spagnolo, appartenente all’Orden de Santiago, l’Ordine di San Giacomo di Compostela, di cui porta l’emblema sul petto. Probabilmente l’edificio (assai rimaneggiato in seguito) e la statua risalgono al Cinquecento e il proprietario doveva essere un cavaliere al servizio del Viceré.


Palazzo Zezza

Alla fine della discesa, prima della svolta a sinistra, troviamo il Palazzo Vera d’Aragona (o Palazzo Zezza), il cui portale è sormontato dallo stemma della famiglia Zezza, di origine pugliese, imparentata con quella Vera d’Aragona, edificato alla fine del Seicento e abbellito nel secolo successivo. E, proprio di fronte al palazzo, l'angolo nasconde quel che resta di una colonna di spoglio strigilata.

  La strada piega verso sinistra e sfocia in via Santa Teresa degli Scalzi, ma prima di terminare il nostro percorso, saliamo la breve rampa di scale proprio al termine di Salita San Raffaele, di fronte a via Santa Teresa, perché c’è una meraviglia da visitare: la Chiesa di Santa Maria della Verità o di Sant’Agostino degli Scalzi, risalente al XVII secolo. La chiesa è stata recentemente restaurata, ma porta comunque i segni della sua travagliata esistenza; all’interno si trova una scheda che aiuta nella visita. Mettiamoci al fondo, alziamo lo sguardo e perdiamoci nella meraviglia della volta a stucco. È il dono conclusivo che la passeggiata a salita San Raffaele ci offre.

S. Maria della Verità




















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Tutte le foto sono dell'autore, eccetto la Guglia dell'Immacolata e la colonna di spoglio che sono tratte dal web.

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