17/03/25

Raccolta firme

 


Il complesso documentario Archivio di Casa Reale, nell'Archivio di Stato di Napoli, solo a guardarlo è qualcosa di colossale. Nelle sue carte sono custodite le storie belle del nostro Regno e anche quelle tristi che segnarono l'occupazione del 1860: la perdita dell'indipendenza ancora oggi ha conseguenze devastanti sulla nostra gente. Ma vi troviamo anche storie di coraggiosa resistenza a quella tragedia.
Uno degli strumenti attuali di resistenza civile disarmata è la raccolta di firme finalizzata a far sentire la voce dei cittadini attraverso appelli, petizioni, espressioni di dissenso o di sostegno. Questa pratica si è anche evoluta tecnologicamente, per cui dalle firme su carta si è passati alle piattaforme sulle quali si può aderire attraverso il proprio indirizzo di posta elettronica. Insomma, un mezzo di pressione ed espressione sempre vivo e largamente apprezzato.

Ebbene, nel 1863 furono raccolte firme nei territori delle ex Due Sicilie in segno di protesta per le vessazioni che l’annessione aveva generato, utili «per un qualche indirizzo a farsi alle Potenze». Insomma la gente, ad appena due anni di distanza dalla nascita ufficiale dell’Italia, aveva chiara la percezione del dramma in atto e volentieri se ne sarebbe liberato. I differenti documenti, spesso nella forma di un lungo augurio per il ritorno di Re Francesco II e della Regina Maria Sofia, contengono precise specificazioni, come l’aggravio delle tasse portato dal nuovo regime; la persecuzione sofferta dalla Chiesa; il riconoscimento dello sviluppo prima dell’annessione e, invece, le condizioni di vita peggiorate della popolazione; l’insicurezza della vita quotidiana. Talora si contesta l’indifferenza verso la tragedia che si sta consumando: «un grido di dolore, e di ambascia, che tutta Europa già conosce, e sente», ma che «guarda e criminosamente tace ancor».

Uno dei testi più interessanti fu quello sottoscritto dagli abitanti di Monopoli che, tra l’altro, protestavano per «gli arresti arbitrari per semplici sospetti (…) le migliaia di cittadini che da anni e lunghi mesi languiscono miseramente nelle prigioni senza essere giudicati (…) le fucilazioni in massa senza processi e senza giudici, le vandaliche arsioni di Città e borgate (…)»; essi non mancano di notare che altresì «gli illusi si sono disingannati» e, riferendosi a Vittorio Emanuele, coraggiosamente sottolineano: «ove mai questo tiranno despota debba per altro tempo percuoterci colla sua tirannica verga, a noi non rimarranno che i soli occhi per piangere i tanti mali materiali e morali importati da questo mostro di iniquità a Nove milioni di Cittadini», con evidente riferimento all’intera popolazione delle ormai ex Due Sicilie.

Chi erano i sottoscrittori: forse solo membri di illustri casate? No, questi furono soprattutto latori ed estensori. La cosa bella è che si trattò, invece, di un ampio spaccato delle comunità locali, poiché tra i partecipanti si incontrano le persone più diverse, uomini e donne. Talvolta al nome e cognome è associata la qualifica o attività, cosa che consente di rilevare un’interessante eterogeneità. Così troviamo, per fare qualche esempio in ordine sparso: tipografo, artista, medico, macchinista, negoziante d’olio, calzolaio, sacerdote, falegname, ufficiale, impiegato in fabbrica, indoratore, giardiniere, maestro di ballo, negoziante d’oro, impiegato alla ferrovia, avvocato, cocchiere, giudice in pensione, veterinario. A volte si tratta di elenchi di aderenti; in alcuni casi ci sono familiari che firmano insieme; chi non sa scrivere mette una croce e accanto viene aggiunta la didascalia «segno di croce di» seguito da nome e cognome.

Quante firme o adesioni furono raccolte? Con molta pazienza si potrebbero contare* (operazione che non ho compiuto). In base a una stima approssimativa, sono decine di migliaia: un successo, tanto più considerando i limiti dell’epoca. In alcuni casi le sottoscrizioni sono suddivise per comune; addirittura in parte della Sicilia furono inseriti numeri progressivi e il totale parziale riportato in crescendo. Nella raccolta complessiva ci sono centinaia di pagine con i nomi: talvolta fogli di piccolo formato con una dozzina di firme, più spesso di formato maggiore e anche pieni zeppi.

Insomma, tutti insieme per dire basta: con il cuore ferito ma non scoraggiato.

Questa è una delle storie di resistenza nonviolenta che coraggiosamente attraversarono il periodo successivo alla nefasta proclamazione del Regno d'Italia, il 17 marzo 1861. Utilizzando letichetta nonviolenza su questo blog, se ne possono conoscere altre.


*La documentazione è conservata all’Archivio di Stato di Napoli, Fondo Archivio Borbone, Archivio dell’Amministrazione di Casa Reale, b. 1616.

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