Il monumentale Complesso monastico di Monteoliveto, risalente al XV secolo e che comprende la bella chiesa di Sant’Anna dei Lombardi, in passato è stato sede del Comune di Napoli allorché fu protagonista dei primi festeggiamenti collegati all’annessione.
Il 5 maggio 1861 Vittorio Emanuele II approva con decreto la legge che istituisce la Festa Nazionale dell’Unità d’Italia e dello Statuto del Regno. Il giorno dopo, l’allora Ministro dell’Interno Marco Minghetti firma una circolare* con le regole da seguire per la prima edizione della Festa la quale, fissata alla prima domenica di giugno di ogni anno, per il 1861 ricorrerà il giorno 2.
È importante notare alcuni contenuti della circolare Minghetti.
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| La Circolare Minghetti (p. 1). |
Anzitutto i festeggiamenti pubblici sono obbligatori e con spese a carico non dello Stato ma dei Municipi! Si sostiene di non voler gravare troppo sulle amministrazioni locali ed ecco che si presenta l’occasione (la scusa) per cancellare «qualunque altra Festa ricordante antiche divisioni municipali, trionfi di parte, o vittorie parziali che non tornarono che a danno dell’intera Nazione». Che significa? Che da allora innanzi erano soppresse le ricorrenze identitarie locali.
Il Ministro, poi, mette le mani avanti rispetto ad eventuali espressioni di dissenso in arrivo anzitutto dalle chiese locali. Auspica che Vescovi e Parroci aderiscano «di buon grado a tale invito» in modo da poter celebrare la Messa col Te Deum ma, in caso di mancata adesione, si dà indicazione di trovare nel territorio del Comune qualche chiesa di patronato municipale e qualche sacerdote disposto a celebrare.
In ogni caso, si precisa, la festa civile deve essere solennizzata il più possibile, perché quel giorno si ricorda «l’evento più memorabile d’Italia per tutte le età venture».
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| Il manifesto del Comune di Napoli. |
Il 12 maggio la circolare Minghetti, proveniente da Torino, viene girata da Napoli a tutto il territorio di competenza. Il 28 maggio vengono affissi manifesti del Comune di Napoli che, redatti dalla sede di Monteoliveto, annunciano il programma della festa, invitando gli abitanti ad illuminare di sera le case e adornarle con bandiere e drappi. La firma è del Sindaco Giuseppe Colonna di Stigliano che fu anche Senatore del neonato Regno d’Italia. Si tratta dello stesso personaggio che, il 3 settembre successivo, scriverà al Segretario Generale del Dicastero dell’Interno e Polizia: «
Eseguendosi dei fuochi artificiali al Largo del Castello la sera 7 andante anniversario dell’entrata del prode Gen.le Garibaldi in questa città, io sarei immensamente grato alla bontà di V.S. Ill. ma se volesse compiacersi disporre de’ balconi per questo Corpo Municipale nell’edifizio de’ Dicasteri. Siccome poi avrei intenzione d’invitare a tale spettacolo S.E. il Luogotenente Gen.le del Re, così la pregherei a volermi dire se vi sia ancora un condegno luogo per lui». Insomma, la sera del 7 settembre 1861 bisogna festeggiare il primo anniversario dell’occupazione di Napoli e, dunque, serve un balcone del Palazzo dei Ministeri (Palazzo San Giacomo) per poter osservare i fuochi d’artificio nei pressi del Maschio Angioino. Ma poiché si deve affacciare anche il rappresentante di Vittorio Emanuele II, cioè il criminale di guerra Enrico Cialdini, allora non serve un balcone qualunque; ce ne vuole uno bello.
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Lettera del Sindaco 3/9/1861 (p. 1). |
Quando una festa è imposta dall’alto e va a sostituire le ricorrenze locali, che segnano l’identità specifica di una comunità, allora si può dire che la festa è finita. Questo modus operandi è solo una delle tappe della grande strategia di creazione di una forzata identità nazionale. Una identità artificiale basata non sulla promozione di un senso di riconciliazione e rispettosa convivenza di comunità diverse con pari diritti, ma sull’assoggettamento di alcune di esse al volere e agli interessi delle altre: la questione coloniale Nord-Sud.
La festa inaugurale del 2 giugno 1861 fu irta di ostacoli per il regime: diventò occasione, infatti, per una forma di resistenza nonviolenta. Protagonista del dissenso fu soprattutto la Terra di Lavoro, coincidente con l’attuale provincia di Caserta ma, all’epoca, estesa ad altre aree circostanti oggi extraregionali. L’occasione furono i riti religiosi con i quali il regime pretendeva di celebrare la conquista dell’ex Regno delle Due Sicilie, attraverso una Messa solenne e il canto del Te Deum. Se in alcuni comuni della zona ciò fu possibile, si dovette prendere atto che in un robusto numero di essi vi fu un’esplicita mancanza di cooperazione che impedì l’iniziativa. La relazione del 18 giugno 1861 del Governatore della Provincia racconta che, accanto ai festeggiamenti per strada con voci, lampade e bandiere, si registrò un pesante smacco nei luoghi sacri. Vale la pena di rammentare il coraggio e la coerenza dei nostri antenati.
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Relazione dell'Intendente di Piedimonte datata 4/6/1861 (p. 1). |
Il primo fiasco il regime lo riportò in quelle località nelle quali la chiesa designata, generalmente la principale della città, fu interdetta a tale celebrazione e le autorità dovettero ripiegare con imbarazzo su chiese di patronato pubblico, sulle quali cioè decideva l’autorità civile locale e non i vescovi. Così accadde a Capua, Roccaguglielma, Traetto, Sora, Teano, Aversa, Frignano Piccolo. Ad Aversa, ad esempio, il Vescovo proibì che la celebrazione avvenisse nelle chiese sotto la sua giurisdizione e, pertanto, si dovette svolgere nella «
Chiesa delle Prigioni». Similmente, il Cardinale Arcivescovo di Capua rifiutò di mettere a disposizione il Duomo e fu giocoforza ricorrere ad una chiesa comunale. A Teano non solo le autorità furono analogamente costrette a ritirarsi in una chiesa comunale, ma si ritrovarono anche da sole, poiché nessun fedele si presentò all’appuntamento.
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Relazione del Governatore di Terra di Lavoro 18/6/1861 (p. 1). |
L’episodio più curioso avvenne a Piedimonte d’Alife. Il Vescovo aveva acconsentito alla partecipazione del clero alla celebrazione, ma non era previsto alcun gesto di deferenza e ossequio alle autorità del Regno d’Italia. All’ora fissata, l’Intendente di Piedimonte (cioè il capo locale della pubblica sicurezza), si recò nella chiesa parrocchiale e non trovò nessuno atteggiato ad accoglierlo né una sedia riservata. Attese invano per un quarto d’ora di ricevere riverenze accondiscendenti e quindi, ferito nell’orgoglio, decise di andar via con tutto lo stuolo di funzionari pubblici, dirigendosi in un’altra chiesa. Ma la funzione religiosa col Vescovo si svolse ugualmente e non perché fosse la festa del Regno d’Italia: il 2 giugno, infatti, era semplicemente la ricorrenza del Santo Patrono di Piedimonte! Nei giorni seguenti arrivò il colpo di scena. Il vanaglorioso Intendente venne tacciato dai suoi superiori di inopportuno amor proprio e accusato di avere turbato la gente presente in chiesa con il suo comportamento, tanto più che lui e la rappresentanza pubblica erano andati via, ma i fedeli erano rimasti in quella chiesa. Conclusione: fu avviato al trasferimento ad altro distretto.
Altre informazioni sull'episodio si possono rilevare dalla relazione del 20 giugno a firma del Governatore di Terra di Lavoro.
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Relazione del Governatore di Terra di Lavoro 20/6/1861 (p.1). |
Se, dunque, in alcuni casi si dovette trovare un’alternativa, in un consistente numero di località fu addirittura necessario rinunciare completamente ai festeggiamenti religiosi, senza neppur poter accedere a un’altra soluzione. Si legge nella relazione del Governatore della Provincia di Terra di Lavoro del 18 giugno: «
è mancato all’intutto il concorso degli Ecclesiastici a sollennizar la Festa Nazionale, per le prescrizioni all’uopo emanate da rispettivi Ordinarî delle Diocesi di Aversa, Nola, Sora, S. Agata di Goti, e Calvi e Teano». Ecco l’elenco delle località citate, dove fu completamente impossibile tenere la celebrazione: Aquino, Alvito, Casal di Principe, Frignano Maggiore, Lusciano, Pignataro di Calvi, Quadrella, S. Padre, San Felice, Teverola, Vairano, Valle di Maddaloni, Vico di Pantano, Visciano. La festa del 2 giugno 1861 si risolse in un’epica giornata di dissenso.
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* Tutti i documenti citati in questo articolo sono conservati presso l'Archivio di Stato di Napoli, Fondo Ministero della Polizia Generale, Serie Gabinetto Espedienti, b. 1716.
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| Chiesa di Monteoliveto (S. Anna dei Lombardi). |
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