21/05/26

Gandhi a Napoli

Nel Parco Virgiliano di Napoli c’è un monumento dedicato al Mahatma Gandhi. Questa bella presenza può essere occasione per una visita e una riflessione sui processi di trasformazione personale e collettiva orientati alla nonviolenza e sull’esercizio di pratiche nonviolente per la liberazione della nostra terra.


Da noi la nonviolenza ha una storia già subito dopo l’aggressione militare al Regno delle Due Sicilie e la sua occupazione. La popolazione locale non stette a guardare con le mani in mano l’annessione, il saccheggio e la mortificazione: molti entrarono nella resistenza armata e altri praticarono forme creative e difficili di resistenza nonviolenta.

 

Da una decina di anni ho avviato un’attività di ricerca di testimonianze su quelle esperienze di resistenza disarmata: esse sono state perlopiù dimenticate e, di conseguenza, oggi risultano pressoché sconosciute. È stato sorprendente scoprire tanto coraggio nei nostri antenati e tanta repressione da parte degli occupanti. L’annessione del Regno delle Due Sicilie è stata un’operazione crudele. Oggi la Repubblica Italiana, anziché muoversi sul terreno della verità, della riconciliazione e della promozione della giustizia, conferma nelle scelte concrete la volontà di mantenere una condizione coloniale interna, con minori diritti per le comunità meridionali, quantunque ostenti una Costituzione ed un’organizzazione democratiche.

 

In un articolo pubblicato sulla rivista Young India il 7 aprile 1929, Gandhi scrisse un pensiero che mi ispira nella lotta disarmata per la promozione del rispetto delle persone che vivono nel territorio attualmente chiamato “Italia meridionale”, affinché siano eliminate discriminazioni, razzismo e ingiustizie. Basta sostiruire alla parola “India” la parola “Sud”:


«Il mio compito, in quanto amante e promotore della pace, consiste oggi in una dedizione incrollabile alla nonviolenza nella conduzione della campagna per riconquistare la nostra libertà. E se l'India riuscirà a riconquistarla, sarà il più grande contributo alla pace mondiale.»*

 

Riassumo qui, ordinandole cronologicamente, alcune delle esperienze di resistenza nonviolenta maturate nel territorio delle ex Due Sicilie nei primi anni di occupazione, che ho illustrato nelle pagine di questo blog; cliccando sui collegamenti è possibile leggere per intero gli articoli.

 

-     27 gennaio 1861. Il cappellano del carcere della Concordia a Napoli esprime il proprio dissenso, semplicemente applicando le regole liturgiche nonostante il divieto imposto dagli occupanti. Ne consegue un’incredibile atteggiamento repressivo. QUI

  

-      7 e 8 gennaio 1862. Ventiquattro maestrine degli educandati femminili di Napoli rifiutano di giurare fedeltà al nuovo regime: con coraggio accettano di essere espulse, perdendo casa e lavoro. QUI e QUI e QUI

 

-      5 maggio 1862. Vittorio Emanuele II si reca in visita al Duomo di Napoli con la motivazione ufficiale di voler venerare San Gennaro. Ma l’evento, da operazione di propaganda, si trasforma in un clamoroso autogol: i canonici della cattedrale si assentano in massa al momento della visita. QUI

 

-    1862 e seg. La casa editrice diretta da mons. Giovanni Pelella, e su cui scrive il filosofo Gaetano Sanseverino, pubblica testi di denuncia della repressione. QUI e QUI

 

-    1863. Viene organizzata una raccolta di firme nei territori delle ex Due Sicilie in segno di protesta per le vessazioni che l’annessione genera, utili «per un qualche indirizzo a farsi alle Potenze». QUI

 

-       1868. Per la seconda volta si organizza una raccolta popolare di firme a favore di Francesco II: decine e decine di migliaia di adesioni da numerosi territori dell’ex Regno delle Due Sicilie. QUI

 

 

Il cuore grande di Pulcinella
(Parco Mascagna, Napoli).
L’impegno della Chiesa e dei fedeli in quelle circostanze fu importante. Oggi andrebbe promossa l’iniziativa di base nelle parrocchie del Sud: una lettura del Vangelo alla luce della nostra condizione e della nostra condizione alla luce del Vangelo, in gruppi di laici che sostengano percorsi di liberazione da oltre un secolo e mezzo di colonizzazione. Sarebbe una forma attualizzata della tradizionale opera di misericordia spirituale “consolare gli afflitti”. Nel senso di far conoscere la storia non manipolata dall’obiettivo dell’assoggettamento e attivare risposte costruttive all’umiliazione e alle ingiustizie. Questa educazione alla verità e alla nonviolenza aiuterebbe a superare il senso di impotenza e di sconfitta e punterebbe a risultati concreti. Le esperienze delle chiese latinoamericane, in seno alle quali fiorì la spiritualità della liberazione, e quella del movimento gandhiano possono offrire utili spunti. Che l’amore e lo spirito di sacrificio espressi dai nostri avi possa essere, per noi qui oggi, un ulteriore aiuto a crescere in consapevolezza e un incoraggiamento a lottare disarmati per una pace disarmata nell’equità per le nostre comunità.

Cari napoletani e care napoletane, abbiamo fiducia in noi stessi! Diventiamo l’esempio e la forza motrice della decolonizzazione meridionale! Guardiamoci intorno con gli occhi nostri, non con quelli che ci forniscono altri. Se impariamo a guardare, ci accorgeremo che c’è grazia dappertutto.

Le ferite le conosciamo e sappiamo dove sono: ce le rimproverano tutti i giorni! Difetta, invece, l’attenzione alle potenzialità, alla storia vera, alle imprese positive della mente, del cuore e delle mani, che si sono sviluppate in migliaia di anni nella nostra città: poiché la consapevolezza genera libertà, ce ne parlano con riluttanza.

La rivoluzione nonviolenta comincia qui: dal sapersi capaci e buoni. E noi siamo anzitutto questo.

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* Il testo integrale si trova in: The Collected Works of Mahatma Gandhi, Navajivan Trust, Ahmedabad 1970, vol. 39, pp. 421-424; una traduzione in italiano può essere letta in: M.K. Gandhi, Teoria e pratica della non violenza, Einaudi, Torino 19843, pp.107-112.

Cala Trentaremi vista dal Parco Virgiliano, Napoli.

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