19/07/18

La tomba delle maestrine coraggiose



Tra la fine di dicembre 1861 e il gennaio 1862, ventiquattro donne a Napoli, tutte istitutrici (dette “maestrine”) dei Reali Educandati, rifiutarono di giurare fedeltà al re usurpatore Vittorio Emanuele II, in difesa della loro libertà di coscienza e di quella della loro terra, il Regno delle Due Sicilie, la cui popolazione fu subito sottoposta ad una tremenda repressione e spoliazione dei beni, non appena invasa dai mercenari garibaldini e poi dallesercito piemontese.

Fu un gesto di grande coraggio e fedeltà, una forma di resistenza nonviolenta all’occupazione brutale del nostro Stato operata dai Savoia e dai loro sodali senza scrupoli.
Su quelle donne dissidenti, che pagarono a caro prezzo il loro ammirevole gesto di disobbedienza civile, scese il silenzio: furono condannate ad una sorta di ostracismo perpetuo da parte del regime italiano. Una di esse, Margherita Salatino (1819-1876), fondò a Napoli, insieme a San Ludovico da Casoria (1814-1885), una congregazione religiosa: le Suore Francescane Elisabettine Bigie, di cui divenne la prima Madre Generale. Visse e si spense nel convento sito al Tondo di Capodimonte, dove le suore si dedicavano all’assistenza degli orfani. La missione delle suore era, ed è ancora oggi, prendersi cura di quanti vivono ai margini della società, in particolare anziani ed ammalati abbandonati, minori a rischio. Esse hanno anche una vocazione missionaria “ad gentes” e sono presenti in Etiopia, India, Indonesia, Filippine, Panama.
L’ostilità da parte del Regno d’Italia, nonostante la santità di vita di Margherita Salatino, stese un velo persino sulla sua sepoltura e su quella della sua collega in Educandato e poi consorella nella Congregazione religiosa, Concetta Durelli (1825-1891) che, alla morte di Margherita, fu la seconda Madre Generale delle Suore Elisabettine. A tal punto ne dovette risultare interdetta la memoria, che persino le suore stesse finora non conoscevano l’ubicazione della sepoltura della loro benemerita Fondatrice.

Come sono arrivato al ritrovamento della tomba?
L'incipit del manoscritto di p. Libertino
(AASCV fasc. 2/10)
Il punto di partenza è stato la consapevolezza del profondo legame affettivo tra Margherita Salatino e la napoletana Santa Caterina Volpicelli (1839-1894), che da bambina era stata allieva della Salatino nel Reale Educandato di Piazza San Marcellino a Napoli (l’altro scenario della vicenda delle maestrine coraggiose fu il Reale Educandato di Piazza Miracoli, ugualmente a Napoli).
Santa Caterina Volpicelli fondò a sua volta la congregazione delle Ancelle del Sacro Cuore, stabilendosi in Largo Petrone, oggi Largo Caterina Volpicelli, nel quartiere Avvocata. In questa Casa madre della Congregazione vi sono una biblioteca (Biblioteca Circolante del Sacro Cuore) ed un archivio (Archivio Ancelle del Sacro Cuore di Caterina Volpicelli – AASCV) mantenuti in lodevole stato, cui gli studiosi possono accedere beneficiando anche della competente e gentile disponibilità di suor Elena Santoro, la quale è altresì biografa della Santa.
Nell’AASCV ho saputo che erano custoditi anche alcuni documenti relativi a Margherita Salatino, a conferma del rapporto amicale che non si interruppe mai tra questa e Caterina. Fra tali documenti due si sono rivelati decisivi per rintracciare il luogo di sepoltura della Salatino: gli elogi funebri redatti in onore della Madre Generale.
L’uno fu composto da p. Pasquale Libertino. Il manoscritto è datato 5 febbraio 1876, cioè il giorno della morte di Margherita, e riporta la dedica “All’Illustrissima Dama D. Concettina Durelli Seconda Madre delle Suore Elisabettine Ausiliatrici del Purgatorio”, come detto un’altra delle maestrine coraggiose, che per prima si unì alla Salatino nella nuova Congregazione.
L’altro fu scritto da p. Antonio Cipolletta e recitato il 25 giugno 1876, a poco più di quattro mesi dalla morte, nella cappella da lei fondata al Tondo di Capodimonte, e poi stampato con dedica del 27 giugno “Al Molto Rev. Signore Don Ferdinando Salatino dell’Ordine dei Predicatori”: il fratello di Margherita. La pubblicazione a stampa avvenne grazie alla Tipografia Editrice degli Accattoncelli, una delle opere sociali di San Ludovico da Casoria, che era sita nella zona di Materdei.
Dedica della pubblicazione
dell'elogio funebre di p. Cipolletta
(AASCV fasc. 2/10)
Entrambi questi documenti riportano, tra l’altro, il racconto degli ultimi momenti di vita di Madre Margherita, che al mattino del 5 febbraio predisse l’ora della sua morte: le 14. Le due orazioni funebri riportano anche la fondamentale informazione che la donna aveva acquistato una nicchia per quando sarebbe morta. Il Cipolletta, però, aggiunge la preziosa precisazione che essa era sita nel cimitero di Miano.

Il cimitero di Miano, quartiere della periferia nord di Napoli, è sito a ridosso del santuario della Madonna dell’Arco, da non confondere con l’omonimo e più famoso santuario sito nel Comune di Sant’Anastasia, attualmente officiato dall’Ordine francescano dei Frati Minori (OFM). La chiesa risale almeno alla prima metà del ‘500, mentre il cimitero è dell’800.
Il primo ovvio tentativo di rilevare la collocazione esatta della tomba della Salatino è stato quello di consultare l’archivio del cimitero, dove sono conservati (non esattamente con le dovute accortezze da riservarsi al tanto deperibile materiale scrittorio) i registri delle sepolture. Di questa fase è giusto rimarcare la gentilezza e disponibilità del personale della struttura. Tra i molti registri ancora presenti, persino uno risalente al 1866 ma reso illeggibile dal tempo e dall’incuria, mancava proprio quello del 1876. Non restava che armarsi di pazienza e leggere tutte le lapidi, naturalmente non procedendo a caso ma –grazie alla mappa disponibile sul sito del Comune di Napoli- focalizzandosi sulle zone più congruenti con la ricerca.
Ho letto tante, ma davvero tante epigrafi, facendo attenzione a non saltarne nessuna, in un’area dove erano tendenzialmente le nicchie più antiche, risalenti all’800.
È stata un’emozione grande quando ad un tratto gli occhi hanno visto già da lontano una scritta: salatino.
Avvicinandomi in fretta, ho ritrovato come una vecchia amica e, con sorpresa, ho scoperto che riposava insieme ad altre due care persone: Atalia Baer e Concetta Durelli.
A quasi un secolo e mezzo dalla morte, almeno qualcuna delle maestrine coraggiose è un po' meno condannata alloblio. In attesa di scoprire –chissà- i luoghi di sepoltura delle altre 21 nostre meravigliose patriote nonviolente, donne di fede e di tenacia, educatrici anzitutto col loro esempio, spero che questo luogo diventi da subito uno spazio di raccoglimento e di riflessione, un punto di arrivo e di partenza per donne e uomini di oggi che vogliono restituire alla nostra terra duosiciliana indipendenza e giustizia nella verità.
Una rara foto di Margherita Salatino
(AASCV fasc. 2/10)

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8 commenti:

  1. Buonasera,una bella storia che non conoscevo. Abito a Miano e curo su facebook una pagina: Miano quartiere Napoli Nord. Spero che non le dispiaccia se pubblico,con i dovuti riferimenti, questo suo racconto su detta pagina. Anche a Miano c'è bisogno di recuperare la memoria storica dell'antico Casale.

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    1. Buonasera, ho letto adesso il suo commento (3 mesi dopo...) perché non mi è arrivata notifica: mi scuso per il ritardo nella risposta.
      Grazie per l'apprezzamento e per la condivisione della storia.
      Ci sono altri due articoli su Miano: "'O pezzotto italiano" e "'A Maronna d''o Cavone". Un riferimento importante lo trova altresì in "Andar per banni" (menu in alto).

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  2. Bellissima storia che condivido, sperando che non vi dispiaccia .

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  3. Molto interessante. Da napoletano la ringrazio per la scoperta.
    Una delle nostre madri da ricordare

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    1. Sì, quelle donne sono per noi un grande esempio!

      Il 21 settembre 2020 le spoglie delle tre maestrine coraggiose (Margherita Salatino, Maria Concetta Durelli, Atalia Baer) sono state traslate dal cimitero del quartiere Miano alla chiesa dell'Ospizio Marino, dove già riposava il corpo di San Ludovico da Casoria.

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